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Il mondo è un ologramma?

Caro Guido,

ho trovato sul web questa traduzione del Sutra del Cuore…

Pare che la fisica delle particelle non abbia poi scoperto granchè di nuovo, dato che la coincidenza di materia e vuoto sembra essere stata intuita già parecchi secoli fa… ;-)

Se non sbaglio è il mantra che reciti nella fase di abreazione nella Tecnica del Ritorno.

Se vuoi commentare…

L’Hannya shingyō in italiano

Immerso nella saggezza suprema davanti a monaci e bodhisattva riuniti, Kannon (Avalokitesvara) bodhisattva della compassione, risponde all’allievo Shariputra insegnando la dottrina del vuoto.

Oh Shariputra, la forma non è che vuoto, il vuoto non è che forma;
ciò che è forma è vuoto, ciò che è vuoto è forma;
lo stesso è per sensazione, percezione, discriminazione e coscienza.
Tutte le cose sono vuote apparizioni, Shariputra.
Non sono nate, non sono distrutte, non sono macchiate, non sono pure;
non aumentano e non decrescono.
Perciò nella vacuità non c’è forma né sensazione, né percezione, né discriminazione, né coscienza;
Non ci sono occhi né orecchi, naso, lingua, corpo, mente;
Non ci sono forma né suono, odore, gusto, tatto, oggetti;
né c’è un regno del vedere,
e così via fino ad arrivare a nessun regno della coscienza;
non vi è conoscenza, né ignoranza,
né fine della conoscenza, né fine dell’ignoranza,
e così via fino ad arrivare a né vecchiaia né morte;
né estinzione di vecchiaia e morte;
non c’è sofferenza, karma, estinzione, via;
non c’è saggezza né realizzazione.
Dal momento che non si ha nulla da conseguire, si è un bodhisattva.
Poiché ci si è interamente affidati alla prajna paramita,
la mente non conosce ostacoli;
dal momento che la mente non conosce ostacoli
non si conosce la paura, si è oltre il pensiero illusorio,
e si raggiunge il Nirvana.
Poiché tutti i Buddha
del passato, del presente e del futuro
si affidano interamente alla prajna paramita, conseguono la suprema illuminazione.
Sappi dunque che la prajna paramita è il grande mantra,
il mantra più alto,
il mantra supremo e incomparabile,
capace di placare ogni sofferenza.
Ciò è vero.
Non è falso.
Perciò io recito il mantra della prajna paramita,
Che dice:
Gate, gate, paragate, parasamgate, bodhi, svaha!

(andate, andate, andate insieme all’altra sponda, completamente sull’altra sponda, benvenuto risveglio!)

Il samadhi

Che cosa sia il samadhi, che dà il nome al primo pada degli Yoga-Sutra di Patanjali, non è facilmente spiegabile ad un occidentale, perchè si tratta di una tecnica mentale sottile e profonda, ignota alla nostra cultura.

Essa caratterizza lo yoga superiore e viene acquisita molto difficilmente, anche perchè la mente umana inconsciamente la respinge, avvertendone i rischi per chi la praticasse impreparato emotivamente. Appare però così importante che tutto il testo di Patanjali ruota intorno all’argomento.

Il samadhi è la fase culminante di un processo la cui tecnica è esposta nei primi quattro sutra del terzo pada e che si realizza in tre successive fasi. Nella prima si inquadra il tema della meditazione in un ambito mentale molto ben delimitato. Il tema, detto bija (seme), consiste in una parola o in un’immagine e viene caricato dall’attività mentale. Già in questo vediamo una grande differenza con la nostra abituale modalità di pensiero. Quando scegliamo un tema, partendo da quello generiamo una catena lineare di associazioni di idee, lunga, articolata ma piuttosto fragile. Col samadhi l’attenzione inizia col fissarsi su un punto per ingrossarlo e non devia dal tema. Facendo un paragone, vi è la stessa differenza che si ha tra un riflettore che, vagando, esplora lo spazio e un raggio laser.

Si passa quindi ad “estrarre” il materiale conoscitivo presente nel tema e infine si giunge ad eliminare il dualismo tra conoscente e conosciuto. Questo processo psichico, nel suo insieme viene detto samyama. Esso è più semplice da spiegare che da praticare, perchè ognuna delle tre fasi implica la conoscenza intelettuale di concetti per noi del tutto ignoti e il controllo pratico di livelli normalmente inaccessibili.

Inoltre, il tentativo di forzare la pratica presenta un alto rischio per il soggetto non stabilmente ancorato e stabilizzato. Se, ad esempio, il tema prescelto fosse un cavallo e una persona si focalizzasse sul tema al punto da eliminare la distinzione: questo sono io e quello a cui sto pensando è un cavallo e poi non riuscisse più a ritornare al suo abituale centro psichico, al suo io, non sarbbe un uomo superiore ma solamente un pazzo che si crede un cavallo, materia per storielle sui matti.

Per nostra fortuna la mente ha un sistema di difese che tende ad impedire errori di procedura. Il samadhi può essere praticato solo da un soggetto che abbia realizzato in sè una netta distinzione tra il proprio ego ed il proprio centro spirituale, molto più profondo, ottenendo così un tranquillo dominio della propria mente che viene osservata come cosa esterna alla coscienza.

In chi realizzasse queste condizioni, il samadhi si presenterebbe spontaneamente e questo sta a dimostrare la naturale linea di sviluppo evolutivo per la quale l’uomo risulta programmato. Tuttavia, il tipo di individuo che la nostra società forma non sembra andare in questa direzione, anzi, tutto porta a produrre e a far primeggiare soggetti avidi di possesso, con forte carica egoistica o quantomeno egocentrica.

Chi volesse accentuare queste caratteristiche deteriori, farebbe bene a non affrontare il testo di Patanjali, perchè sarebbe rischioso per lui affrontare la tecnica del samadhi e probabilmente non sarebbe neppure in grado di comprendere intellettulmente i passaggi successivi che l’argomento impone. Infatti, anche per la loro semplice comprensione intellettuale, occorre una modifica delle modalità di pensiero.

Si rende necessario un rallentamento del ritmo mentale, accompagnato da un maggiore approfondimento. L’attaccamento alle cose produce l’effetto inverso. E’ esperienza comune che quando si brama fortemente una cosa si tende a vedere solo quella; la tensione emotiva indotta dal desiderio modifica addirittura gli aspetti fisiologici e il soggetto tende a perdere la visione panoramica della situazione in cui si trova.

L’avidità di possesso porta automaticamente ad una accellerazione del ritmo psichico.

E’ quindi ovvio che il samadhi sia non solo lontano ma addirittura ignorato dalla nostra cultura, anche se le cronache riportano una casistica di persone che in Occidente sono spontaneamente pervenute al samadhi.

Non vi può essere controllo di un livello mentale se non si pone la coscienza al di sopra di quel livello, per cui a tutti possono essere utili esercizi di meditazione, non tanto per ottenere il samadhi, che è un punto di arrivo e meta molto lontana, ma anche solo per creare l’abitudine all’attenta osservazione del proprio mondo mentale e per iniziare a fissare uno stabile ancoraggio interiore.

Fino a quando la nostra coscienza si identificherà col piccolo io, continuerà ad essere vincolata dal circuito del sensorio e dai precedenti giudizi accumulati e registrati nel deposito della memoria.

Questo patrimonio mentale faticosamente acquisito è indubbiamente un valore per il soggetto ma è anche una catena condizionante. Il samadhi è lo strumento psichico che permette di conservare il valore ma anche di spezzare la catena.

Tratto da “Patanjali Yoga-Sutra” – Traduzione e commento di Guido Sgaravatti

Yoga e fisica atomica

Le intuizioni dello yoga trovano una conferma negli studi della fisica atomica che portano ad un rovesciamento di tutta una serie di valutazioni sul tempo-spazio. Queste, anche perché collettive, sono considerate intuitive, indiscutibili ed ovvie, perciò l’attenzione non si sofferma minimamente per approfondirle e non potrà essere molto facile che siano capite subito le nuove idee. Per quanto dopo le scoperte di Einstein qualcosa sia cambiato, una delle opinioni più diffuse e difficili da smuovere è quella che il tempo e lo spazio siano due cose ben distinte, quindi ben pochi hanno la percezione del tempo-spazio come unità fisica e concettuale. In effetti, noi non abbiamo una percezione dello spazio vera e propria. Fascinati dagli oggetti, lo percepiamo abitualmente come “distanza tra gli oggetti”. Fascinati, poi, dall’oggetto che ci fornisce gli strumenti della percezione, il nostro corpo fisico, finiamo per commettere un altro grave errore di valutazione, quello di localizzare la Coscienza in corrispondenza di questo. Prima di affrontare il problema da un punto di vista della moderna fisica sarebbe pertanto opportuno, con una serie di esercizi logici, modificare la nostra valutazione conscia ed inconscia del tempo-spazio. Se si effettuassero bene gli esercizi proposti e si portasse il problema nei livelli profondi della psiche, a questo punto non si avrebbe una valutazione puramente intellettuale dei fenomeni ma una percezione vera e propria della realtà temporo-spaziale. Un primo esercizio consiste nello sgancio dal pregiudizio che la Coscienza sia collocata nel corpo fisico. Ci si colloca, possibilmente, nel mezzo di una stanza, meglio se vuota, e si fissa l’attenzione su di uno degli angoli del soffitto. Supponiamo che sia l’angolo dietro a sinistra. Si sposta la Coscienza in quel punto generando la sensazione di osservare le cose proprio da quel punto. Si deve fissare bene tale sensazione concentrando la mente. Ovviamente il lavoro non deve essere puramente intellettuale, che a nulla servirebbe. Emotivamente corrisponde ad un “Io sono qui in quest’angolo del soffitto e da qui guardo le cose”. Senza perdere questa percezione, si sposta la Coscienza sull’angolo dietro a destra del soffitto in maniera tranquilla ed ordinata. Non deve essere una dissociazione ma un “allargamento della Coscienza”: “Io sono qui, in questi due angoli del soffitto e da qui guardo le cose.” Si passa a fare la stessa meditazione sugli altri due angoli del soffitto ma assolutamente senza perdere il contatto con i primi due. A questo punto la Coscienza è staccata dal pregiudizio di essere inserita nel corpo fisico, lo può osservare con distacco, e il meditante si trova in quel sereno stato emotivo che faceva dire a San Francesco. “Laudato sì, mì Signore, per nostro frate somaro corpo.” A questo punto può iniziare la meditazione vera e propria sullo spazio. La Coscienza “sfonda” la parete di fronte e corre, lontano, lontano. Se vogliamo un parallelo letterario possiamo ricordare la poesia di Leopardi cui la siepe non fa più da barriera per spaziare verso l’infinito o l’aneddoto dei gitanti giapponesi impegnati in una gran camminata per arrivare in un’altura da cui si potrebbe vedere un bellissimo panorama. Giunti in vetta un occidentale esclama: “Ma con questo nebbione non si vede nulla!” e la guida, con pensiero sottilmente più orientale, ma comune anche a Leopardi ribatte “No, si può vedere molto più lontano!”.

Un altro riferimento umano, illuminante, ci può venire direttamente da Einstein il quale riferiva di aver scoperta la formula della relatività proiettando la Coscienza verso l’infinito a cavalcioni di un raggio di luce. Non resta che imitarlo. Effettuato il lavoro, possibilmente a lungo, con lo spazio di fronte, lo si può fare, senza spostamenti dalla posizione seduta, con lo spazio dietro e poi a destra e sinistra, in basso ed in alto. A questo punto, terminata la fase astratta, si può riprendere il contatto con gli oggetti, presenti negli spazi esplorati e ci si torna a calare nella realtà più abituale ma con una visione interiore completamente rinnovata. Non resta che l’approccio col tempo per sfatare l’altro equivoco, quello che il tempo e lo spazio siano cose distinte. La domanda che uno si deve porre è semplice: “Dov’ero io quando ho iniziato questa meditazione?”. Tenendo presente che se uno fosse all’equatore percorrerebbe 44.000 Km. in 24 ore per effetto della rotazione terrestre, movimento molto lento rispetto a quello annuale della rotazione della Terra attorno al Sole, che a questi due moti va aggiunto quello dello spostamento del sistema solare e ancora quello della galassia in cui siamo, già con questi si accorgerebbe di aver percorso parecchia strada. La sua percezione del tempo-spazio a questo punto sarebbe profondamente cambiata senza bisogno di ulteriori spiegazioni intellettuali e comincerebbe a capire molte cose sia dello yoga sia della fisica delle particelle sub-atomiche. Qualora non realizzasse questo nuovo tipo di percezione, se uno gli venisse a raccontare che riceviamo messaggi dal futuro, lo prenderebbe per pazzo e troverebbe una massa di persone perfettamente d’accordo con lui, un po’ come quando Galileo veniva a raccontare che era la Terra a girare intorno al Sole quando anche un imbecille poteva vedere, tutti i giorni, il Sole sorgere e tramontare, prova evidentissima, per l’epoca, che era lui a girare attorno alla Terra. La weltanschauung vigente in un determinato ambiente storico risulta effettivamente una prigione mentale, condizionante tutti i componenti del gruppo e rendendoli ciechi, per fede, come quando uno dice a priori : Non ci credo! evitando di documentarsi.

Se cominciamo a comprendere che la Coscienza si trova in una situazione a-spaziale ed a-temporale o, più semplicemente, che una tale situazione può esistere, i concetti di passato e futuro finiscono con l’apparire relativi e perdono la loro apparente chiarezza concettuale ed è qui che la ricerca scientifica e lo yoga cominciano ad incontrarsi e il mondo della materia comincia a venire incontro a quello della psiche. Lo scienziato può postulare l’ipotesi di un Big-Bang che ha generato il tempo, lo spazio, la materia. Cosa c’era prima, del tempo, dello spazio e delle cose?

Il Samkhya, da cui lo yoga deriva, afferma che la Coscienza pura, a temporale, a-spaziale, in espansione, ha generato tempo, spazio e  tutto il fenomenico. Alla fin fine non dicono cose molto diverse. Lo scienziato, magari, tenderebbe a dimenticare per strada la presenza del mondo mentale ma poi, quando glielo si fa presente, avendo già ben chiaro che la materia è un aspetto dell’energia non può far difficoltà a comprendere che anche il pensiero è una forma di energia e che quindi tutto il fenomenico, passato, futuro, materia, energia, mente è originato da un Quid non meglio identificabile.  Dati i limiti della nostra mente che lavora all’interno delle categorie di tempo e spazio, ovviamente non possiamo comprendere con questo strumento ciò che è al di là del tempo-spazio ma possiamo intuire che molte cose che ci appaiono sconcertanti esistono. Una di queste è che vi sono messaggi provenienti dal futuro. Cominciò a postularlo il matematico italiano Luigi Fantappiè (1901-1956). Data l’apparente assurdità della cosa provò, già nel 1928, a contestarlo il fisico inglese Paul Adrien Maurice Dirac che fu insegnante all’Università di Cambridge dal 1932 ed ottenne il Nobel per la fisica nel 1933. Dovette ammettere che Fantappiè aveva delle valide ragioni matematiche. Vi fu una massa di studi sul comportamento dell’elettrone e sul fatto che l’elettrone sia coinvolto da flussi energetici che provengono da ambe le direzioni del tempo, passato e futuro. Se ne interessarono anche Enrico Fermi (1901-1954), altro premio Nobel, Carl Anderson, Richard Feynman e altri.

Fu individuato quello che Fermi definì “il mare dell’antimateria” che si muove dal futuro. Già da secoli il fatto era chiaro al pensiero yogico attraverso il metodo introspettivo ma, certo, se una conferma matematica giunge attraverso il metodo positivo, non può essere che benvenuta.  Nell’etichetta di questo dischetto è rappresentato uno schema dei ciakra tratto da un disegno Nepalese del XVIII sec. che tramanda una tradizione indubbiamente molto più antica. Il concetto di ciakra non appartiene alla cultura occidentale e ci si può chiedere cosa e dove siano collocabili.  In sanscrito il termine ha il significato di ruota – cerchio – anello. L’Occidentale ha la tendenza a materializzare i concetti e quando quello di ciakra giunse in Occidente, attraverso lo Yoga, si tentò subito di collegarli a punti precisi del corpo quasi fossero strutture nervose e non aspetti bio-energetici collocati su di un piano più sottile. Doveva essere intuitivo che se lo Yoga conosciuto fino a qualche tempo fa collocava il Sahasrara a qualche centimetro al di sopra della fontanella cranica e se altrettanto faceva la tradizione cabalistica che molto aveva assorbito dallo Yoga, con le tre sfere superiori, questo concetto della collocazione dei ciakra nel corpo, non poteva essere accettato. Il disegno nepalese ci porta ancora più lontano e si avvicina al pensiero scientifico dell’antimateria con flusso proveniente dal futuro. Esso postula l’esistenza di sette ciakra sostanzialmente speculari a quelli più noti e il grafico li evidenzia a colonna, sopra la testa del soggetto. Il discorso ci porta lontano e congloba al pensiero di messaggio proveniente dal futuro i concetti di dharma e di evoluzione.  Non mi scuso se mescolo concetti che vengono in parte da Oriente ed in parte dall’Occidente. L’Umanità è una e se in qualche punto del globo qualcuno ha colto un concetto valido è il caso di coglierlo al volo senza distinzioni di casta. In sanscrito dharma è la virtù, la caratteristica tipica di ogni entità, di ogni essere vivente ma anche non vivente. Il dharma di una rosa è di crescere bene come rosa, di un gatto di far bene il gatto, di un coltellino di tagliare bene con lama affilata. La ghianda di una quercia non ha il dharma completamente sviluppato, per svilupparlo avrà bisogno di circostanze favorevoli e di ascoltare il messaggio proveniente dal futuro.  A livello di evoluzione il discorso starebbe ad indicare che i nostri pensatori occidentali avevano visto giusto nel comprendere l’esistenza dell’evoluzione pur non avendone compreso il meccanismo, attribuito al caso, alla selezione naturale od altro, senza cogliere l’esistenza del messaggio proveniente dal futuro che mostra il finalismo dell’evoluzione che proprio da quel messaggio, risulta programmata.

So che ci sarà un coro di persone che affermerà che questo non è provato, che questo non è “scientifico” ecc. ecc. ecc.  Queste persone mi fanno profondamente pena perché questo atteggiamento intellettuale – e morale – è quello che impedisce all’umanità di proseguire. Si tratta di un alibi per star fermi, per non pensare, per non decidere, per evitare ogni personale responsabilità.

Filosoficamente sono del parere di un grande filosofo pragmatista, William James che sosteneva che quando si è indecisi sulla soluzione teorica di un problema è grave il ristagno e si deve scegliere subito la soluzione che, in coscienza, si sente come la più favorevole allo sviluppo “come se fosse vera, con riserva di verifica”.

Tale verifica, ovviamente, deve essere costante, approfondita e avviene strada facendo nella direzione prescelta, sempre pronti di fronte all’ostacolo a superarlo anche rettificando le proprie posizioni iniziali.

Ci si deve rendere conto subito delle propria ignoranza ed accettarla a priori per superarla, altrimenti si ristagna in una morta gora, nella quale si affonda senza pensieri e senza iniziative. Ho avuto la fortuna di un recente incontro con un fisico di vaglia che ha il coraggio di un pensiero autonomo.  Massimo Corbucci ha rielaborato la tavola periodica degli elementi e recentemente brevettato una metodologia basata sulla teoria degli spin degli elettroni, che potrebbe rivoluzionare i sistemi di comunicazione  e che dà un’ulteriore conferma alle intuizioni del pensiero yogico. Parlo al profano e da profano cerco di spiegare nel modo più semplice possibile quanto mi è stato detto. Lo spin è un movimento di rotazione di un elettrone o di una particella sub-atomica e tale movimento è soggetto a leggi particolari studiate e controllate, in particolare da Dirac e Fermi, ma anche da altri fisici illustri. Risulta che quando in un atomo si hanno due elettroni questi ruotano in senso opposto per legge matematica. A volte le grandi scoperte nascono da fattori casuali che indicano ad una persona intuitiva possibilità di sviluppo pratico insospettate. Pensiamo all’invenzione della dinamite da parte di Nobel. Una bottiglietta colma di sensibilissima, pericolosa nitroglicerina che si rovescia per sbaglio sopra uno strato di sabbietta dà luogo alla scoperta della dinamite, esplosivo potentissimo ma molto più stabile e maneggevole della nitroglicerina. E’ la curiosa storia di un atomo che viene diviso in due parti per cui un elettrone dello stesso atomo viene conservato in un laboratorio ed un altro a centinaia di chilometri di distanza in un altro laboratorio. Una ventina di anni fa l’applicazione di una forza magnetica all’elettrone del laboratorio A, gli fa cambiare il senso di rotazione (spin). Dopo un po’, telefonata del laboratorio B. “Il mio elettrone ha cambiato senso di rotazione, come potrebbe spiegarsi la cosa?”  Si continua a sperimentare e si comprende la legge degli spin. Separando gli elettroni di uno stesso atomo il senso di rotazione di una di tali particelle, qualora cambiasse, istantaneamente fa cambiare il senso di rotazione della particella gemella a qualunque distanza essa si trovi. Sconcertante. Quale la via di comunicazione tra i due elettroni? D’altra parte se tutto proviene da una situazione a-temporale ed a-spaziale, ovviamente ogni atomo deve essere collegato a questa origine  e questa è la diretta via di comunicazione per cui, domani, se sposto una nave spaziale ad un anno luce di distanza dalla Terra, con la tecnica degli spin potrei avere una comunicazione con la Terra in tempo reale. Fantascienza, ma su di un piano religioso, mistico, se io sono generato dal Purusha che è quell’entità a-temporale ed a-spaziale che ha originato il Tutto, non solo sono in diretto contatto con Quella, ma attraverso Quella risulto collegato a tutti gli esseri viventi in tempo reale, attraverso il nirodha, quindi.

Cristo! Avevi ragione!

Libri elettronici e discriminazione

Ringrazio l’amico Giovanni Carollo di aver messo in Internet i miei libri nel formato elettronico.

Questo permette di trasmettere un pensiero a prezzi accessibilissimi ed a livello mondiale, per  cui molti sostengono che oggi rimane ignorante solo chi vuole restare ignorante.

Permane un problema: quello dell’enorme massa di materiale che Internet offre alla popolazione mondiale.

In Internet oggi si trova di tutto ed il contrario di quel tutto e non tutti possiedono quella particolare qualità che il mito indiano attribuiva al cigno sacro cui era presentato un vaso di latte misto ad acqua e riusciva a bere il latte lasciando nel vaso l’acqua.

Auguro capacità discriminativa e buono studio!

Guido Sgaravatti

Il ritorno

Sono troppi quelli che non credono al fatto che, in un gran numero di casi, in meno di un’ora si possa ricondurre ad un perfetto equilibrio e all’autonomia un soggetto rimasto magari per anni in cura con psicofarmaci o analisi ripetute.

A proposito della psichiatria ufficiale va  ricordato il detto del saggio cinese che riconosceva la grande difficoltà che si può avere a catturare, di notte, in una stanza buia, un gatto nero…. specie se il gatto non c’è.

Bisogna tornare al concetto di “campo psichico” che è un influsso magnetico, ipnotizzante, collettivo. Se un individuo non regge la pressione, per lui negativa di tale campo, reagisce con comportamenti dissonanti. La nostra psichiatria per anni ha cercato di identificare tali comportamenti, catalogandoli con nomi pseudo.scientifici e definendoli malattie, anche se la malattia non c’è e quella che viene esaminata è un ovvia reazione di difesa dell’individuo.

Se il soggetto “malato” si rende conto della situazione e reagisce diversamente al “campo”, trovando sé stesso, sta immediatamente bene.

Ovviamente Il “campo” non gradisce (altrimenti non sarebbe un “campo”) e da qui un conflitto di idee e il fenomeno della deliberata volontà di chi riceve danno economico dalla nuova impostazione o è ancorato a preconcetti ormai fossilizzati, di non studiare e verificare la realtà di fenomeni chiari e precisi.

Sarebbe bene che non fossi io a dire questo ma che parlassero le centinaia di quelli che hanno sperimentato la tecnica del ritorno.

Ricevo continuamente e-mail di questo tipo:

1)  Mi sono ritrovato più forte, centrato e stabile, sento meno la forza psichica degli altri, mi relaziono meglio con le persone

2)  … riguardo la seduta che ho fatto con lei venerdì sera, mi ha aiutato molto, nei giorni seguenti mi sono sentito più sereno, leggero come se le influenze esterne mi sfiorassero

3) Sto dormendo molto bene: non che prima avessi problemi, ma è soprattutto durante il giorno che mi sento più tranquillo, rilassato ed energico.

4) i risultati che io ho ottenuto sono che quando dormo, anche se dormo poche ore, mi sveglio riposata invece prima soffrivo d’insonnia e quando riuscivo a dormire mi svegliavo stanca perché non riuscivo a riposarmi.

5)…dopo la seduta di sabato, innanzitutto mi è passato il mal di denti!
comunque, mi sento più decisa, e più agguerrita

6) Ciao Guido,le persone che hai visto sabato e domenica nel mio studio sono entusiaste ma soprattutto..stanno decisamente meglio! A……da domenica non ha più l’ansia che la attanagliava da più di due mesi e questo è straordinario,vorrei tanto tu vedessi altri miei pazienti, questa tecnica è di grande aiuto e soprattutto apre porte di incontro con se stessi in modo veloce e semplice, sono in tanti che vorrebbero provare ma non voglio stancarti,lo faremo pian piano nei modi e tempi che tu riterrai opportuni.

7) Desidero comunicarLe che l’esperienza è stata molto positiva. Mi ha aiutato ad acquisire una maggiore consapevolezza nelle piccole cose del quotidiano, a vivere anche il più piccolo avvenimento non come qualcosa di dato, di scontato, bensì come qualcosa di importante, che accade perché ha un senso e un significato, per il mio cammino. Mi ha aiutato inoltre a leggere un po’ più in profondità gli stati d’animo del momento, a calmare l’ansia e a spegnere quel caotico e tormentato flusso di pensieri che a volte mi ingabbia disperdendo inutilmente le energie.
Ecc.

Guido

L’ologramma

La tecnica attuale permette di generare, con l’interferenza di due raggi laser, un’immagine tridimensionale a cui si può girare attorno e che sembra vera fino a che, magari,  non ci si passa attraverso con una mano e ci si rende conto della sua illusorietà. Abbiamo generato così un inganno col senso della vista. Resta il fatto che i sensi sono cinque. Se il mondo fenomenico avesse operato, come sostiene lo yoga con il concetto di “Velo di Maya”, analogo inganno con tutti e cinque i sensi, la percezione del mondo come ce la presenta il senso comune (che non è il buon senso) andrebbe a farsi benedire. Ho recentemente scritto un libro: Il pianeta dei folli ma  resta il fatto che all’occhio delle masse, attualmente, malgrado tutto ciò che si vede attorno,  il folle appare chi sostiene che il mondo potrebbe essere un ologramma.

Un altro aspetto del problema è quello che, applicando, nella pratica, tecniche psicologiche derivate dalle teorie yogiche, in un numero stragrande di casi (oltre il 50%), soggetti disturbati, sottoposti ad analisi e cure farmaceutiche anche da anni,  stanno immediatamente bene ed allora appare, in realtà squilibrato e scientificamente poco attendibile chi appoggiandosi al senso comune (che non è il buon senso) rifiuta di esaminare, analizzare, studiare e verificare tali casi.

Facciamo un gioco: fare yoga e cercare il matto!

Guido

AUM

Da amici mi giungono messaggi e-mail: “Guarda che dal tuo articolo sulla AUM non si capisce niente”.
Che lo yoga superiore sia materia difficile lo sapevo ed ho cercato di essere il più chiaro possibile. Mi sarei  accontentato di farmi capire almeno da un paio di persone. Mi scuso e cerco di spiegare meglio. Ho tradotto la AUM in metallo e sezionandola cercherò di comunicare quello che mi dice: 1) Scendi a spirale fino al fondo della tua anima e da qui allarga il pensiero al mondo esterno 2) rendendoti capace di lavorare dall’atomo all’infinito

Questo fa riferimento al sutra 1/40. Poi bisognerebbe studiare qualche sutra, dal 3/11, in poi sui parinama, che sono le trasformazioni che avvengono nella mente. In questa fase 1) 2) si attiverebbe il samadhi parinama.
Il simbolo poi continua dicendo: 3) Pensa ad una coppa vuota e medita su quel vuoto per arrivare al nirodha parinama; se poi ti concentri su di un solo punto, 4) sarai nell’ekagrata parinama.
Nel simbolo si trova così l’essenza di tutto lo yoga superiore.

Guido

AUM

Lo yoga superiore presenta particolari difficoltà, ma per chi è avanzato in questo campo e potrebbe capirmi allego alcune osservazioni molto sintetiche che riuniscono temi apparentemente lontani: La AUM, il tempo, il nirodha, l’ologramma (come sta vedendolo la nostra Fisica più avanzata) e il concetto di nirodha parinama.
Il tempo è oscillatorio e noi vediamo un ologramma che nella parte alta dell’onda appare espanso  (dualismo) nella bassa, contratto, unitario,
L’oscillazione temporale è di frazioni di secondo.
Ad ogni intervallo l’ologramma viene distrutto per essere rifatto nella parte alta dell’onda seguente.
Creazione e distruzione del mondo in ogni istante.
Parinama è il mutamento.
Giù sei nel nirodha.
La AUM riassume e sintetizza nascita vita e morte (il mondo espanso) in una sola vibrazione.
Se lo reciti, comprendendolo, sostituisci la vritti (espansa) con un nirodha ed ottieni il nirodha parinama portando il nirodha anche nella parte alta dell’onda.
La maniera più facile per arrivarci è praticamente questa.

Guido

Commenti alle immagini della conferenza

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Gli argomenti presentati al seminario di Bologna e condensati nelle immagini sono molti e non sono  ancora stati sviscerati dagli amici che hanno risposto al blog.
Per facilitare l’accesso a questi temi allego questa serie di brevi commenti, spunto iniziale per l’approfondimento, che possiamo fare assieme riunendo e confrontando le nostre esperienze di vita.
Cordialmente

copertina yoga-sutra
1)    L’immagine è quella della copertina della seconda edizione degli Yoga-sutra tradotti da Guido Sgaravatti.
Il testo, il più antico trattato di psicologia del profondo, databile intorno al 400 a.C. riveste notevole importanza attuale ed è stato presentato il 25 ott. 2009 ai 1100 partecipanti il seminario dell’Associazione Italiana Ipnosi Regressiva. Prefazione del presidente dell’AIIRE.
2)    Il problema della distinzione tra Osservatore ed Osservato emerge nella filosofia Samkhya intorno al 600 a.C. e diviene di estrema attualità nella Fisica attuale che constata come l’attività dell’Osservatore arrivi ad alterare le particelle sub-atomiche.
3)    Fisici  attuali definiscono l’atomo un vuoto magnetico informato.
4)    Si pone pertanto il problema da dove arrivi l’informazione.
5)    Il problema dell’informazione non riguarda solo l’atomo. Un gatto conosce l’erba che gli fa bene. Il papero appena nato sa nuotare. Chi fornisce l’informazione?
6)    Vasana, in sanscrito, sono le scie di collegamento (informazioni) che percorrono il tracciato del tempo
7)    Il concetto dello stretto rapporto tra le parti e il centro originario è presente in tutte le culture / vedi la bandiera giapponese
8)    E’ paradossale che il concetto di pensiero in molti trattati universitari di Psicologia Generale non venga nemmeno sfiorato. Tabù perché include il concetto metafisico di Coscienza. il punto di origine.
9)    La Coscienza lavora nell’interspazio tra un pensiero e l’altro. Lo sappiamo. tanto che nello scritto poniamo una pausa tra una parola e l’altra, ma resta tabù e pertanto ignorato
10)    Separati dalla Coscienza unica, i singoli io si alterano, si gonfiano, si dissociano e generano tutte le forme di negatività presenti nella società attuale.
11)    Il processo patologico che altera gli io individuali, allargato al sociale, provoca la più mortale malattia contagiosa che affligge il genere umano: la guerra.
12)    La pressione di campo che grava sui soggetti genera il super-ego, struttura mentale artificiale responsabile dei sensi di colpa che affliggono gli individui. “Dove c’è uno schizofrenico cerca lo schizofrenogenico (Scuola di Palo Alto)”
13)    Fin dall’antichità è stato compresa la possibilità di ottenere il controllo sociale tramite l’ipnosi. Strutture religiose e politiche hanno elaborato tecniche di manipolazione psichica, di fatto ottundenti il soggetto controllato a cui viene inibita ogni possibilità di pensiero autonomo.
14)    In Matteo cap.23/8 viene formulato un preciso discorso tecnico, assolutamente non compreso come tale. Viene espressa la legge psichica per cui ogni interferenza tra l’io e l’Origine è negativa e impedisce lo sviluppo
15)    Nel dialogo tra l’io e la Coscienza Universale solo un’immagine personale di Guida interiore risulta accettabile, utile, non indispensabile.
16)    Tempo fa un pollicoltore giapponese ebbe l’idea dei polli cubici che otteneva mettendo i pulcini in scatole metalliche che ne accompagnavano lo sviluppo fino a generare una forma più idonea all’imballaggio e a riporre nel frigo. Per fortuna il mercato non gradì e l’idea al momento si è limitata alle angurie cubiche e a noi umani che veniamo sistematicamente condizionati e ridotti psichicamente in quelle condizioni. Quello che consideriamo stato di veglia è uno stato simil-ipnotico da pollo cubico.
17)    Lo stato di sonno è uno stato di non-coscienza che permette il recupero energetico
18)    Lo stato di sogno lascia filtrare immagini dall’inconscio
19)    La nostra cultura ignora l’esistenza dello stato turiya, il quarto stato, cosciente, maturo con attivazione del terzo occhio
20)    I polli cubici trovano normale farsi ammazzare. La foto è stata scattata nell’Ossario di Solferino.
21)    L’orrore di quella battaglia diede origine alla Croce Rossa ma la lezione della Storia fu insufficiente e seguirono due disastrose guerre mondiali. L’opinione attendibile di Einstein era che l’umanità la quarta guerra avrebbe dovuto farla con fionde e clave.
22)    Con l’ipnosi regressiva si può reinserire in una società malata un soggetto malato
23)    La nostra cultura ritiene che i dati mnestico siano registrati esclusivamente nel cervello. Tali dati appaiono alterati dai pregiudizi e dalle elaborazioni posteriori.
24)    Dati mnestici molto più precisi sono registrati nel tempo-spazio e sono recuperabili con la tecnica del “ritorno”
25)    Anche con l’ipnosi regressiva l’ipnotizzatore può recuperare i dati mnestici di un soggetto che però rimane inconscio
26)    Con l’ipnosi regressiva si possono scaricare tensioni ma il soggetto non è in grado di capirne il senso.
27)    Con l’ipnosi regressiva l’ipnotizzatore può acquisire conoscenze da livelli profondi (channeling)
28)    Con la conoscenza delle leggi del profondo si può ottenere l’autonomia del soggetto e la bonifica della mente collettiva.
29)    Una delle difficoltà che ci pone la cultura attuale è il ritmo accelerato dell’attività mentale
30)    Molti fattori della vita moderna pongono un altro rischio, la rottura sistematica della catena associativa.
31)    Le 5 cose da non fare dello yoga sembrano corrispondere ad insegnamenti etici ma si tratta di una falsa prospettiva perché nessuno ti punisce per i tuoi peccati mentre sono le azioni che, se errate, generano danno a chi le compie
32)    L’ahimsa è la deliberata volontà di non recare danno
33)    Satya è la veracità senza la quale il soggetto genera confusione concettuale
34)    Asteya.La non invasione del campo altrui non genera reazioni disturbanti.
35)    Brahmacaria. L’eros è la forza creativa primaria che non va dispersa.
36)    Aparigraha. La possessività del campo psichico altrui è una delle forme più dannose dell’attività umana, generatrice di dogmatiche idiozie.
37)    La nostra cultura appare abilissima nell’arte della rimozione dei problemi
38)    Lo scatenamento dell’attività sessuale mette a rischio la specie umana
39)    La soluzione del problema appare tutt’altro che facile
40)    Il dharma ciakra direziona l’eros verso livelli superiori ma tale potenzialità è tabù da secoli
41)    Strutture politiche e religiose imperative hanno prodotto soggetti colpevolizzati e succubi
42)    E’ legge matematica che se si aumenta l’area di un cerchio se ne aumenta la circonferenza. Se aumentiamo l’area delle nostre conoscenze su di un piano orizzontale aumentiamo anche la circonferenza della nostra ignoranza e il singolo individuo arriverà a sapere sempre di più su sempre di meno dato che la capienza del suo cervello non è estendibile a piacere. La soluzione sta nell’approfondimento sintetico, verticale.
43)    L’approfondimento verticale porta alla conoscenza di 7 livelli. Praticamente la nostra cultura attuale ne utilizza solo uno, quello verbale e pertanto annega nell’aria fritta.
44)    La diffusione del disturbo mentale è in buona parte una reazione inconscia a questo stato di disagio ma i rimedi messi in atto dalla società sono una sequela di errori tecnici. La chiusura dei manicomi ha spalmato la follia sul territorio
45)    Legare il matto con gli psicofarmaci si rivela benefico solo per le industrie farmaceutiche
46)    Contrapporre presunti malati a presunti sani con costosissime analisi si è rivelato fallimentare
47)    Forse i matti sono solo scentrati, delicate apparecchiature senza manuale di istruzione per l’uso
48)    La voce interiore del centro va ascoltata
49)    La Guida interiore appare come una proiezione della psiche ma va ascoltata
50)    Si tratta di superare i pregiudizi anche della Psichiatria ufficiale
51)    La bonifica della mente collettiva è la nuova frontiera della Psichiatria.
Cordialmente
Guido
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melone cubico

Benvenuti!!

Salve a tutti!
Finalmente il blog è aperto!

Al Congresso di Bologna, con 1100 partecipanti ed il tempo limitato non c’è stato il tempo per approfondire e dibattere assieme i temi che ho presentato lì e nelle immagini che si trovano nel piccolo ebook di Arte-terapia, scaricabile dalla home del sito.

Ogni immagine è un tema da analizzare con cura e la situazione sociale e psicologica del mondo intero richiede che ci si dia una mossa dalla base, per individuare soluzioni ai problemi che sono nostri e collettivi, dato che siamo parte di un tutto unico.
Dall’alto possiamo ricevere un aiuto solo se ci si sveglia.

Lo scopo di questo blog è quello di diventare una palestra di dibattiti intelligenti, una “libera accademia dello yoga“, uno spazio di confronto e di crescita per tutti.

Largo ai commenti allora…il blog è inaugurato!

Cordialmente
Guido Sgaravatti