Le intuizioni dello yoga trovano una conferma negli studi della fisica atomica che portano ad un rovesciamento di tutta una serie di valutazioni sul tempo-spazio. Queste, anche perché collettive, sono considerate intuitive, indiscutibili ed ovvie, perciò l’attenzione non si sofferma minimamente per approfondirle e non potrà essere molto facile che siano capite subito le nuove idee. Per quanto dopo le scoperte di Einstein qualcosa sia cambiato, una delle opinioni più diffuse e difficili da smuovere è quella che il tempo e lo spazio siano due cose ben distinte, quindi ben pochi hanno la percezione del tempo-spazio come unità fisica e concettuale. In effetti, noi non abbiamo una percezione dello spazio vera e propria. Fascinati dagli oggetti, lo percepiamo abitualmente come “distanza tra gli oggetti”. Fascinati, poi, dall’oggetto che ci fornisce gli strumenti della percezione, il nostro corpo fisico, finiamo per commettere un altro grave errore di valutazione, quello di localizzare la Coscienza in corrispondenza di questo. Prima di affrontare il problema da un punto di vista della moderna fisica sarebbe pertanto opportuno, con una serie di esercizi logici, modificare la nostra valutazione conscia ed inconscia del tempo-spazio. Se si effettuassero bene gli esercizi proposti e si portasse il problema nei livelli profondi della psiche, a questo punto non si avrebbe una valutazione puramente intellettuale dei fenomeni ma una percezione vera e propria della realtà temporo-spaziale. Un primo esercizio consiste nello sgancio dal pregiudizio che la Coscienza sia collocata nel corpo fisico. Ci si colloca, possibilmente, nel mezzo di una stanza, meglio se vuota, e si fissa l’attenzione su di uno degli angoli del soffitto. Supponiamo che sia l’angolo dietro a sinistra. Si sposta la Coscienza in quel punto generando la sensazione di osservare le cose proprio da quel punto. Si deve fissare bene tale sensazione concentrando la mente. Ovviamente il lavoro non deve essere puramente intellettuale, che a nulla servirebbe. Emotivamente corrisponde ad un “Io sono qui in quest’angolo del soffitto e da qui guardo le cose”. Senza perdere questa percezione, si sposta la Coscienza sull’angolo dietro a destra del soffitto in maniera tranquilla ed ordinata. Non deve essere una dissociazione ma un “allargamento della Coscienza”: “Io sono qui, in questi due angoli del soffitto e da qui guardo le cose.” Si passa a fare la stessa meditazione sugli altri due angoli del soffitto ma assolutamente senza perdere il contatto con i primi due. A questo punto la Coscienza è staccata dal pregiudizio di essere inserita nel corpo fisico, lo può osservare con distacco, e il meditante si trova in quel sereno stato emotivo che faceva dire a San Francesco. “Laudato sì, mì Signore, per nostro frate somaro corpo.” A questo punto può iniziare la meditazione vera e propria sullo spazio. La Coscienza “sfonda” la parete di fronte e corre, lontano, lontano. Se vogliamo un parallelo letterario possiamo ricordare la poesia di Leopardi cui la siepe non fa più da barriera per spaziare verso l’infinito o l’aneddoto dei gitanti giapponesi impegnati in una gran camminata per arrivare in un’altura da cui si potrebbe vedere un bellissimo panorama. Giunti in vetta un occidentale esclama: “Ma con questo nebbione non si vede nulla!” e la guida, con pensiero sottilmente più orientale, ma comune anche a Leopardi ribatte “No, si può vedere molto più lontano!”.
Un altro riferimento umano, illuminante, ci può venire direttamente da Einstein il quale riferiva di aver scoperta la formula della relatività proiettando la Coscienza verso l’infinito a cavalcioni di un raggio di luce. Non resta che imitarlo. Effettuato il lavoro, possibilmente a lungo, con lo spazio di fronte, lo si può fare, senza spostamenti dalla posizione seduta, con lo spazio dietro e poi a destra e sinistra, in basso ed in alto. A questo punto, terminata la fase astratta, si può riprendere il contatto con gli oggetti, presenti negli spazi esplorati e ci si torna a calare nella realtà più abituale ma con una visione interiore completamente rinnovata. Non resta che l’approccio col tempo per sfatare l’altro equivoco, quello che il tempo e lo spazio siano cose distinte. La domanda che uno si deve porre è semplice: “Dov’ero io quando ho iniziato questa meditazione?”. Tenendo presente che se uno fosse all’equatore percorrerebbe 44.000 Km. in 24 ore per effetto della rotazione terrestre, movimento molto lento rispetto a quello annuale della rotazione della Terra attorno al Sole, che a questi due moti va aggiunto quello dello spostamento del sistema solare e ancora quello della galassia in cui siamo, già con questi si accorgerebbe di aver percorso parecchia strada. La sua percezione del tempo-spazio a questo punto sarebbe profondamente cambiata senza bisogno di ulteriori spiegazioni intellettuali e comincerebbe a capire molte cose sia dello yoga sia della fisica delle particelle sub-atomiche. Qualora non realizzasse questo nuovo tipo di percezione, se uno gli venisse a raccontare che riceviamo messaggi dal futuro, lo prenderebbe per pazzo e troverebbe una massa di persone perfettamente d’accordo con lui, un po’ come quando Galileo veniva a raccontare che era la Terra a girare intorno al Sole quando anche un imbecille poteva vedere, tutti i giorni, il Sole sorgere e tramontare, prova evidentissima, per l’epoca, che era lui a girare attorno alla Terra. La weltanschauung vigente in un determinato ambiente storico risulta effettivamente una prigione mentale, condizionante tutti i componenti del gruppo e rendendoli ciechi, per fede, come quando uno dice a priori : Non ci credo! evitando di documentarsi.
Se cominciamo a comprendere che la Coscienza si trova in una situazione a-spaziale ed a-temporale o, più semplicemente, che una tale situazione può esistere, i concetti di passato e futuro finiscono con l’apparire relativi e perdono la loro apparente chiarezza concettuale ed è qui che la ricerca scientifica e lo yoga cominciano ad incontrarsi e il mondo della materia comincia a venire incontro a quello della psiche. Lo scienziato può postulare l’ipotesi di un Big-Bang che ha generato il tempo, lo spazio, la materia. Cosa c’era prima, del tempo, dello spazio e delle cose?
Il Samkhya, da cui lo yoga deriva, afferma che la Coscienza pura, a temporale, a-spaziale, in espansione, ha generato tempo, spazio e tutto il fenomenico. Alla fin fine non dicono cose molto diverse. Lo scienziato, magari, tenderebbe a dimenticare per strada la presenza del mondo mentale ma poi, quando glielo si fa presente, avendo già ben chiaro che la materia è un aspetto dell’energia non può far difficoltà a comprendere che anche il pensiero è una forma di energia e che quindi tutto il fenomenico, passato, futuro, materia, energia, mente è originato da un Quid non meglio identificabile. Dati i limiti della nostra mente che lavora all’interno delle categorie di tempo e spazio, ovviamente non possiamo comprendere con questo strumento ciò che è al di là del tempo-spazio ma possiamo intuire che molte cose che ci appaiono sconcertanti esistono. Una di queste è che vi sono messaggi provenienti dal futuro. Cominciò a postularlo il matematico italiano Luigi Fantappiè (1901-1956). Data l’apparente assurdità della cosa provò, già nel 1928, a contestarlo il fisico inglese Paul Adrien Maurice Dirac che fu insegnante all’Università di Cambridge dal 1932 ed ottenne il Nobel per la fisica nel 1933. Dovette ammettere che Fantappiè aveva delle valide ragioni matematiche. Vi fu una massa di studi sul comportamento dell’elettrone e sul fatto che l’elettrone sia coinvolto da flussi energetici che provengono da ambe le direzioni del tempo, passato e futuro. Se ne interessarono anche Enrico Fermi (1901-1954), altro premio Nobel, Carl Anderson, Richard Feynman e altri.
Fu individuato quello che Fermi definì “il mare dell’antimateria” che si muove dal futuro. Già da secoli il fatto era chiaro al pensiero yogico attraverso il metodo introspettivo ma, certo, se una conferma matematica giunge attraverso il metodo positivo, non può essere che benvenuta. Nell’etichetta di questo dischetto è rappresentato uno schema dei ciakra tratto da un disegno Nepalese del XVIII sec. che tramanda una tradizione indubbiamente molto più antica. Il concetto di ciakra non appartiene alla cultura occidentale e ci si può chiedere cosa e dove siano collocabili. In sanscrito il termine ha il significato di ruota – cerchio – anello. L’Occidentale ha la tendenza a materializzare i concetti e quando quello di ciakra giunse in Occidente, attraverso lo Yoga, si tentò subito di collegarli a punti precisi del corpo quasi fossero strutture nervose e non aspetti bio-energetici collocati su di un piano più sottile. Doveva essere intuitivo che se lo Yoga conosciuto fino a qualche tempo fa collocava il Sahasrara a qualche centimetro al di sopra della fontanella cranica e se altrettanto faceva la tradizione cabalistica che molto aveva assorbito dallo Yoga, con le tre sfere superiori, questo concetto della collocazione dei ciakra nel corpo, non poteva essere accettato. Il disegno nepalese ci porta ancora più lontano e si avvicina al pensiero scientifico dell’antimateria con flusso proveniente dal futuro. Esso postula l’esistenza di sette ciakra sostanzialmente speculari a quelli più noti e il grafico li evidenzia a colonna, sopra la testa del soggetto. Il discorso ci porta lontano e congloba al pensiero di messaggio proveniente dal futuro i concetti di dharma e di evoluzione. Non mi scuso se mescolo concetti che vengono in parte da Oriente ed in parte dall’Occidente. L’Umanità è una e se in qualche punto del globo qualcuno ha colto un concetto valido è il caso di coglierlo al volo senza distinzioni di casta. In sanscrito dharma è la virtù, la caratteristica tipica di ogni entità, di ogni essere vivente ma anche non vivente. Il dharma di una rosa è di crescere bene come rosa, di un gatto di far bene il gatto, di un coltellino di tagliare bene con lama affilata. La ghianda di una quercia non ha il dharma completamente sviluppato, per svilupparlo avrà bisogno di circostanze favorevoli e di ascoltare il messaggio proveniente dal futuro. A livello di evoluzione il discorso starebbe ad indicare che i nostri pensatori occidentali avevano visto giusto nel comprendere l’esistenza dell’evoluzione pur non avendone compreso il meccanismo, attribuito al caso, alla selezione naturale od altro, senza cogliere l’esistenza del messaggio proveniente dal futuro che mostra il finalismo dell’evoluzione che proprio da quel messaggio, risulta programmata.
So che ci sarà un coro di persone che affermerà che questo non è provato, che questo non è “scientifico” ecc. ecc. ecc. Queste persone mi fanno profondamente pena perché questo atteggiamento intellettuale – e morale – è quello che impedisce all’umanità di proseguire. Si tratta di un alibi per star fermi, per non pensare, per non decidere, per evitare ogni personale responsabilità.
Filosoficamente sono del parere di un grande filosofo pragmatista, William James che sosteneva che quando si è indecisi sulla soluzione teorica di un problema è grave il ristagno e si deve scegliere subito la soluzione che, in coscienza, si sente come la più favorevole allo sviluppo “come se fosse vera, con riserva di verifica”.
Tale verifica, ovviamente, deve essere costante, approfondita e avviene strada facendo nella direzione prescelta, sempre pronti di fronte all’ostacolo a superarlo anche rettificando le proprie posizioni iniziali.
Ci si deve rendere conto subito delle propria ignoranza ed accettarla a priori per superarla, altrimenti si ristagna in una morta gora, nella quale si affonda senza pensieri e senza iniziative. Ho avuto la fortuna di un recente incontro con un fisico di vaglia che ha il coraggio di un pensiero autonomo. Massimo Corbucci ha rielaborato la tavola periodica degli elementi e recentemente brevettato una metodologia basata sulla teoria degli spin degli elettroni, che potrebbe rivoluzionare i sistemi di comunicazione e che dà un’ulteriore conferma alle intuizioni del pensiero yogico. Parlo al profano e da profano cerco di spiegare nel modo più semplice possibile quanto mi è stato detto. Lo spin è un movimento di rotazione di un elettrone o di una particella sub-atomica e tale movimento è soggetto a leggi particolari studiate e controllate, in particolare da Dirac e Fermi, ma anche da altri fisici illustri. Risulta che quando in un atomo si hanno due elettroni questi ruotano in senso opposto per legge matematica. A volte le grandi scoperte nascono da fattori casuali che indicano ad una persona intuitiva possibilità di sviluppo pratico insospettate. Pensiamo all’invenzione della dinamite da parte di Nobel. Una bottiglietta colma di sensibilissima, pericolosa nitroglicerina che si rovescia per sbaglio sopra uno strato di sabbietta dà luogo alla scoperta della dinamite, esplosivo potentissimo ma molto più stabile e maneggevole della nitroglicerina. E’ la curiosa storia di un atomo che viene diviso in due parti per cui un elettrone dello stesso atomo viene conservato in un laboratorio ed un altro a centinaia di chilometri di distanza in un altro laboratorio. Una ventina di anni fa l’applicazione di una forza magnetica all’elettrone del laboratorio A, gli fa cambiare il senso di rotazione (spin). Dopo un po’, telefonata del laboratorio B. “Il mio elettrone ha cambiato senso di rotazione, come potrebbe spiegarsi la cosa?” Si continua a sperimentare e si comprende la legge degli spin. Separando gli elettroni di uno stesso atomo il senso di rotazione di una di tali particelle, qualora cambiasse, istantaneamente fa cambiare il senso di rotazione della particella gemella a qualunque distanza essa si trovi. Sconcertante. Quale la via di comunicazione tra i due elettroni? D’altra parte se tutto proviene da una situazione a-temporale ed a-spaziale, ovviamente ogni atomo deve essere collegato a questa origine e questa è la diretta via di comunicazione per cui, domani, se sposto una nave spaziale ad un anno luce di distanza dalla Terra, con la tecnica degli spin potrei avere una comunicazione con la Terra in tempo reale. Fantascienza, ma su di un piano religioso, mistico, se io sono generato dal Purusha che è quell’entità a-temporale ed a-spaziale che ha originato il Tutto, non solo sono in diretto contatto con Quella, ma attraverso Quella risulto collegato a tutti gli esseri viventi in tempo reale, attraverso il nirodha, quindi.
Cristo! Avevi ragione!